Lunedì Set 06

Larve

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Larva di mosca canaria (Sarcophaga carnaria)
 

La larva è chiamata bigattino. Si tratta di un piccolo verme biancastro (qualche mm di lunghezza massima per un paio di mm di larghezza) che durante il suo ciclo prima della metamorfosi si ciba di carne in putrefazione. Le larve in capo a pochi giorni (in condizioni ottimali di cibo e temperatura) si imbozzolano per uscire poco dopo sotto forma di mosca adulta. Il bigattino è molto usato nella pesca sportiva grazie alla sua longeva vivacità, alla sua appetibilità e al suo bassissimo costo.

È conosciuto anche con i nomi dialettali di cagnotto, bachino, gianin, begatin.

Non somministrare le larve vive che sono fonte di batteri!

Camola del miele (Galleria mellonella)
 

dette impropriamente camole del miele, le si dovrebbe chiamare camole della cera. Infatti questi bruchi sono dei veri e propri flagelli degli alveari. In natura la farfalla di questa specie (una 'nottola' dai colori dimessi della famiglia delle Piralidi) depone le sue uova negli alveari ed i suoi bruchi ne divorano la struttura cerosa, non risparmiando il miele e le stesse larve delle api. D'altra parte le camole sono già utilizzate da anni come esca per la pesca in acqua dolci e, da un po' meno, come cibo per gli amici insoliti, quindi ben vengano! La larva di Galleria mellonella è un bruco che raggiunge una taglia massima di circa 3 cm; come cibo vivo costituisce una vera leccornia per tutti gli animali insettivori grazie la suo gusto dolciastro che gli viene dal miele. Devo dire che i miei rettili hanno fatto una notevole distinzione tra le camole comprate e quelle che allevo, preferendo di gran lunga queste ultime... forse il retrogusto di segatura delle larve acquistate li disturba. Lungo l'arco della loro breve vita da larve, le camole del miele vivono un primo periodo in cui il diametro del corpo è uniforme per tutta la lunghezza. A questo stadio usano le energie per crescere e sono nutrizionalmente più equilibrate, essendo più ricche di proteine e meno di grassi. Chi usa quindi mini camole come cibo per anfbi o piccoli sauri non dovrebbe quindi aver alcun problema anche se l'uso è quotidiano (ma che non sia unico!). Viceversa, a partire dalla penultima muta cominciano ad assumere la loro caratteristica forma a "pera", incamerando l'energia necessaria alla successiva metamorfosi. Quando finisce la fase di accrescimento e cominciano a muoversi alla ricerca di un posto dove imbozzolarsi sono al massimo della loro capacità nutrizionale... è il momento di "lesinarle" ai nostri rettili! Il valore nutritivo della camola all'ultimo stadio è infatti elevatissimo, essendo mediamente costituito dal 70% di proteine, 16% di grassi, 10% di acqua e solo 4% di scoria indigeribile. A parità di peso quindi una camola del miele fornisce circa 3 volte le calorie fornite dai grilli e presenta una velocità di assimilazione maggiore. Benchè normalmente solo la camola sia utilizzata come cibo vivo, la crisalide di questa specie è particolarmente ricca in vitamine e meno grassa, il che suggerisce che, se accettata (è purtroppo quasi immobile) costituirebbe un alimento d'elezione. Anche la farfalla, che ha una taglia di 1,5-2 cm, costituisce un ottimo alimento: dal contenuto calorico decisamente inferiore, grazie ai suoi movimenti rapidi induce l'istinto predatorio anche nei rettili più svogliati, e non presenta alcuna controindicazione potendola usare anche quotidianamente "ad libitum".

Tarma della farina (Tenebrio molitor)
 

Il Tenebrio molitor, è anche detto "larva della farina" ed è il più diffuso e bistrattato animaletto che possiamo allevare come cibo per i nostri beniamini. In origine era anche il solo allevato e quindi ha procurato non pochi problemi agli animali che se ne nutrivano. Sono certo che tutti voi avete avuto a che fare almeno con questo insetto, che in quanto a semplicià d'allevamento è senz'altro il numero uno e che, anche per prolificità, non scherza (i grilli però lo battono). In questo capitolo vi riferirò le mie esperienze dirette con due dei tre tenebrionidi d'interesse (Tenebrio molitor e Zophobas morio), riferendovi quanto ho letto sul terzo (Alphitobius diaperinus). Riguardo al Tribolium confusum ho infine deciso di dedicargli una paginetta a sè, perchè poco noto e ancor meno diffuso tra i terrariofili. Allevamento in generale: i quattro, salvo alcuni accorgimenti che riferirò dopo, possono essere allevati in condizioni simili che sono poi quelle generalmente applicate per il Tenebrio molitor. Il contenitore dovrà essere piuttosto amplio (min 15 litri) largo e basso, se desideriamo potervi attingere di frequente; in caso contrario sarà meglio disporre più "mini" colture in tempi successivi spostando i coleotteri adulti in nuove scatole. Il substrato sarà fornito dal cibo stesso che dovrà avere uno spessore di circa 3 cm; i tenebrioni "sono quello che mangiano" e le mille diatribe nate nel tentare di definire il loro potere nutritivo derivano unicamente dal medium in cui sono stati cresciuti a seconda dei casi. Così se come substrato usiamo la sola crusca le nostre larve saranno egualmente splendide, ma dal punto di vista nutrizionale appariranno troppo ricche in grassi e fosforo a scapito del contenuto proteico e di calcio (purtroppo chi le riproduce "industrialmente" utilizza proprio la crusca e questo è il più valido motivo per allevarsi in proprio i tenebrioni). Dico per inciso che larve abituate a mangiare crusca non si adattano ad altri cibi, piuttosto si lasciano morire di fame, per cui non sperate di "arricchirle" dopo averle comprate: è meglio lasciar sviluppare qualche adulto e partire da capo. Il substrato ottimale deve essere estremamente variato, io uso cibo in pellets per gatti (un po' interi ed un po' macinati), pellets di erba medica (quelli per conigli, di nuovo un po' interi ed un po' sminuzzati), crusca, farina di ceci (ricca in proteine vegetali), un mezzo cucchiaino di Repcal e aggiungo di tanto in tanto mezza patata o uno spicchio di mela come sorgente d'acqua, stando ben attento a non elevate l'umidità, infatti, ad eccezzione dell'Alphitobius che ama l'umido, le altre specie necessitano di un ambiente ben asciutto. Il ciclo riproduttivo a temperatura ambiente è di circa sei mesi ed ogni femmina depone un centinaio di uova. Circa una volta ogni due mesi (ma varia a seconda del numero di insetti e del contenitore) bisogna dare una pulita al tutto setacciando il substrato, per far questo potete usare un vero setaccio o farvene uno artigianale con un po' di rete a zanzariera. Con questo procedimento si fanno cadere le feci secche (che si accumulano sul fondo del contenitore) senza doversi dare a lunghe raccolte di larve in fuga, resta il fatto che se si è nel periodo delle neonate qualcuna cadrà comunque giù, vedete voi se avete tempo e voglia di recuperarle o se preferite posticipare la pulizia di un altro mese in attesa che queste crescano!

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